Indagine storica  della chiesa di Ss. Agapito e Giustino

Le notizie della chiesa di Ss. Agapito e Giustino risalgono al 1574, ma solo nel 1784 s’indica che la chiesa risulta di proprietà di Don Bernardo di anni 73, dove risiede il Vicario di anni 65, insieme ai sacerdoti:

–        Marotti Carlo di anni 60;

–        Marotti di anni 29;

–        Giorgi di anni 58;

–        Ricci Carlo di anni 50;

–        Mauri Pradino di anni 34.

In tale periodo, durante le visite pastorali viene citato anche il Convento, dal titolo “Santa Maria Nuova” distante circa un miglio dalla chiesa.

Nell’anno 1816, viene eseguito un restauro agli altari laterali e alla navata centrale.   L’altare Maggiore è sotto il titolo della Madonna delle Nevi.

Un’altra chiesa fuori dal paese è intitolata a S. Romoaldo,  fabbricata per ordine di Papa Pio VI al tempo in cui il Barone del castello era il principe Baschi, a seguito dell’intervento di un certo sacerdote Celli, che, fece una rappresentazione al Papa del cattivo stato in cui la vecchia chiesa versava.

Nella visita pastorale del 1826, la chiesa viene così descritta da Ascenzi:

–        chiesa parrocchiale di figura parallelogramma di capacità proporzionale al numero di anime. Il soffitto è a tavolato di buona forma. In addietro vi sono sette altari. Dopo il restauro seguito nel 1818 e di soli quattro altari laterali oltre il Maggiore.

Manca l’altare della Concezione che appartiene alla casa Marotti e quello di S. Carlo che appartiene alla casa Pirionale.  Mancano questi altari a motivo che i Padroni non hanno voluto riedificarli.

Visitò l’altare Maggiore il quale resta isolato ed è di marmo. Incastrata nel muro vi è una piccola urna a forma di quadro con cristallo, a cornice dorata con un semibusto di Maria SS.ma della Neve e teste del bambino trovò tutto bene.

Decretò solo che si rimuovessero le stampe delle carte glorie.

Visitò il primo altare a cornice Evangelica e dedicato a Ss. Agapito e Giustino.

Visitò il secondo altare all’istesso lato.  È dedicato al transito di S. Giuseppe rappresentato dal quadro in tela. Appartiene alla casa Amici.

Visitò il terzo altare a cornice episole presso la porta d’ingresso. È dedicato alla Madonna SS.ma del Rosario rappresentata da quadro in tela, ed alla Immacolata Concezione della quale non vi è immagine.

Ordinò che solo si ponesse la tela incerata sopra la Pietra Sacra. In quest’altare è eretta la Cappellania del Rosario a carico dei Marotti.

Nella visita pastorale del 1834 a cura del Prete Card. Capelletti lo stesso decreta:

  1. Sarà apposto un telaio di legno entro il Ciborio di marmo da collocarvi la necessaria tendina.
  2. Sarà rimosso il Fonte Battesimale e portato alla parte opposta della chiesa…
  3. Sarà ristagnato lo sgommaro, onde desumere l’acqua dal Fonte.
  4. Sarà apposto nel Sacrario un lucchetto onde rimanga chiuso …
  5. Saranno provveduti sei cartocci di latta onde accompagnarsi Ill.mo Viatico.
  6. Saranno apposti i vetri mancanti nei lanternini per le processione Solenni
  7. Sarà rimossa la Pietra Sacra dall’altare di S. Giuseppe e portata innanzi nell’Altare medio.
  8. Sarà rialzata la fodera della Pianeta di Damasco rosso, come ancora la Pianeta con il manipolo di damasco paonazzo antepectuy.
  9. Resta proibito d’apporsi in caso di illuminazione le candele sopra il Cornicione dell’Altare Maggiore e si ordina che tra due mesi con ornato a colori si ritolgano tutte le macchie causate appunto dalle fiamme delle candele nell’archivolta del cappellone.
  10. Si rinnovi la lapide Sepolcrale nella sepoltura degli adulti essendo rotta, in  questa occasione si munisca di un primo telaio di pietra per chiudersi con grosso tavoloncino di legno e quindi di un secondo telaio di pietra con lapide al paro del mattonato.
  11. Si faccia spurgare l’intercapedine che esiste tra le mura della chiesa e lo scoglio ritrovandone il selciato che vi esiste.
  12. S’appongano alla Porta e ferramenti e chiavi da serbarsi dal Parroco cui sarà cura in bisogna.

 

Nella visita Pastorale di Mon. Filippo De Conti Curoli nell’anno 1845 si descrive quanto segue:

la Chiesa di Ss. Agapito e Giustino è soggetta al Vicario Foranio di Colle Piccolo.

Ha cinque altari.

Il primo in una Cappella a volta di fronte alla porta d’ingresso, è sotto il titolo del sacramento che vi si confessa in un ciborietto di marmo, come di marmo è tutto l’altare. Vi è anche l’immagine di Maria Ill.ma della  Neve custodita da cristalli. Vi arde la lampada colle rendite del sacramento. Il secondo altare a cornice Evangelica è sotto il titolo di S. Giuseppe Patriarca il quadro rappresenta la fuga in Egitto.  Il terzo altare a cornice Epistolare è sotto il titolo di S. Giacomo Apostolo rappresentato il santo in un quadro di tela. In questo sito si era una volta l’altare della Concezione distrutto nel restauro della chiesa.

Il quarto altare è sotto il titolo della  Madonna Ill.ma del Rosario è ubicata la Vergine in un quadro alquanto lacerato che merita restauro e spetta alla famiglia del Patrono.

In un quadretto sui gradini è affrescata S. Vincenzo Ferreri.

In quest’altare trovasi eretta una Cappellania Padronata della famiglia Mattei di Roma.

Il quinto altare è dedicato ai Santi Patroni della Parrocchia di Rocca Sinibalda.

Unico sacerdote del paese è il Mons. Rev. do Sig. Arciprete D. Berardino Sabastiani di circa 37 anni nato a Pellescritta il regge la cura dal 1880 con Bolla Pontificia.

La chiesa è un vano grande di antica costruzione, è tutto un corpo, con soffitto in piano fatto di legno e abbellito di pitture e cornici con un bellissimo mattonato a cementi, il presbiterio, la Cantoria coll’organo abbastanza in buono stato. Gli altari sono cinque, il Maggiore tutto in marmo, col Sacro Ciborio, pavimenti in marmo dove si conserva il SS. Sacramento. Gli altri quattro laterali aderenti alle pareti senza sfondi di sorta, sono di discreta struttura, così qualche ornato e un poco di pittura a finto marmo arrangiata alla meglio con quattro tele abbastanza buone. La Sagrestia resta a destra del Presbiterio. È un po’ piccola e resta molto impacciata dai Credenziali e dalle casse che contiene entro i quali si ripongono gli arredi sacri.

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